Parcheggi per disabili

È da qualche tempo purtroppo che è salito agli onori della ribalta uno spinoso, quanto sgradevole problema che interessa la città di Roma. Vi sarà forse capitato di scorgere tra le vie cittadine una Volkswagen Passat, una Fiat Punto, una Renault Scenic parcheggiata in aree destinati al parcheggio per i disabili. Di recente è avvenuta anche l’accesa diatriba tra i gestori dei locali di via dei Banchi Vecchi e i residenti, per via della presenza di tavolini al posto dei parcheggi.

©panthermedia.net/Mario Savoia

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Insomma sembra che a Roma, indipendentemente se portatori di handicap o meno, trovare un parcheggio stia diventando un’impresa biblica. Il problema si aggrava se colpite sono le persone con disabilità, per le quali un parcheggio facilitato è un sacrosanto diritto. Il presidente del consiglio del XVII municipio di Roma, Giovanni Barbera, ha denunciato addirittura l’Arma, colpevole di non intervenire adeguatamente alle segnalazioni ricevute dai cittadini. Sembra infatti che all’entrata del centro anziani, il posto auto per disabili sia occupato da tempo immemore da un cassonetto dei rifiuti, nonostante vi siano le strisce gialle e il cartello sia anche molto ben visibile.

Giovanni Barbera ha parole molto dure e sottolinea come l’Arma non sia intervenuta neanche quando i cittadini hanno segnalato l’anomalia. Disporre cassonetti o qualsiasi altro oggetto su un posto riservato ai disabili è chiaramente in contrasto con il codice della strada e richiede un intervento immediato. Ricordiamo infatti, aldilà delle singole querelle, che occupare un parcheggio riservato ai disabili, non solo infrange il regolamento del codice, ma costituisce anche un atto vile di assoluta mancanza di civiltà. Il rispetto per l’altro passa innanzitutto per il rispetto dei diritti di ciascuno e ci auguriamo che Roma, così come tutte le altre città italiane e non, mostri più attenzione verso i suoi cittadini, indistintamente dalle condizioni psico fisiche che li caratterizzano.

Bansky

Affermato artista d’indiscusso valore, Bansky si cela dietro un anonimato voluto e protetto da anni. Una scelta coraggiosa e in controtendenza in un mondo in cui apparire e essere popolari alle volte sembra più importante che essere. Un diktat, quello dell’anonimato, legato alla guerilla art, di una forma d’espressione artistica cioè nella quale non é tanto il nome dell’artista a determinare il valore di un’opera o di un’azione, quanto la sua reale portata.

©panthermedia.net/Bruno Medley

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La sua arte è strettamente legata all’utilizzo dello stencil, di una maschera cioè ritagliata a seconda dell’immagine che si vuole imprimere. La colorazione sulla parte libera della maschera, lascia impressa l’immagine ritagliata. Attraverso l’utilizzo di ponti o di altri stencil si possono creare più figure a colori diversi. L’artista di Bristol deve la sua fama all’utilizzo dello stencil in maniera assolutamente creativa e anticonvenzionale, iniziando dalla sua città natale, ha poi attirato l’attenzione del grande pubblico per le sue creazioni a Londra. Da lì a poco organizzerà il raduno Walls On Fire, che richiamò graffitari e artisti da tutta Europa. I soggetti prediletti da Bansky sono, oltre a persone comuni, quali bambini, anziani, anche i ratti; un gioco di parole non voluto in realtà che fa si che la parola inglese “rat” altro non sia che “art”. In realtà Bansky non aveva pensato a questa assonanza e dichiara che la scelta dei ratti come soggetti delle sue opere sia dovuta al fatto che pur essendo molto piccoli e da sempre perseguitati, riescono a mettere in ginocchio intere civiltà.

Da menzionare sono le sue azioni all’interno di celebri musei, ove dispone accanto alle opere lì conservate, anche sue creazioni, assolutamente indistinguibili dal resto della collezione museale non fosse per la presenza di elementi anacronistici che rivelano l’incongruenza e di conseguenza l’intervento dell’artista.

Colle der fomento – 1996-2012

Un anno dopo l’uscita del disco d’esordio, il gruppo viene addirittura nominato come “Miglior gruppo emergente” al Premio della Musica. Al rinomato evento organizzato da Radio Deejay per tre anni consecutivi la band suona assieme ai Fugees, un’esperienza che toccherà in maniera particolare i membri del gruppo e che darà loro ancora più carica.

© burak çakmak - Fotolia

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Segue poi il secondo album nel 1999 “Scienza doppia H”. Il disco rappresenta da una parte un momento di svolta innovativa e dall’altra un momento di forte cambiamento e di rottura. “Scienza doppia H” possiede sonorità più aperte, i testi sono più profondi e riflessivi dedicati in gran parte al grande amore per il mondo del rap. Inoltre l’album è meno “romanesco” del primo attirando così un pubblico più italiano che prettamente romano.

I due video del disco “Cielo su Roma” e “Vita” rimangono per molti mesi nella programmazione delle principali tv musicali, tra cui MTV e MAGIC TV, diventando dei veri e propri classici del rap. Nel momento di massimo successo della band però avviene la scissione: Ice One esce dal gruppo. Poco dopo viene sostituito da Dj Baro. In quel periodo il gruppo si dedica soprattutto alle esibizioni live su palchi italiani, ma ora anche europei. Successivamente i “Colle der Fomento” iniziano diverse collaborazioni, ad esempio con Esa, Turi, Sparo Manero, Gente Guasta e molti altri. Sempre a fine anni ’90 e primi anni del 2000 la band affianca sul palco vere e proprie celebrità del rap, tra cui De La Soul, Wu-Tang Clan, KRS One e Redman. Nel 2007 esce poi il loro terzo e finora ultimo disco, un LP autoprodotto e curato dal fantastico trio nel minimo dettaglio. Il disco dal titolo “Anima e ghiaccio” comprende il noto brano “Più Forte delle Bombe”, che diviene parte della colonna sonora del film uscito nelle sale nel 2008 “Jumper – Senza confini”. Ancora oggi il grupp è molto unito e si esibisce su diversi palchi. Attendiamo con ansia l’uscita del prossimo disco! Daje “Colle der Fomento”!

AliCè

Tra i nomi della street art più in voga negli ultimi anni annoveriamo l’artista romana Alice Pasquini. Studia tra Roma e Madrid, dove si specializzerà nella creazione di scenografie. La sua attività artistica comprende infatti la scenografia, l’illustrazione, l’arte di strada ed ha viaggiato per le maggiori capitali, arricchendole con la sua arte.

©panthermedia.net/kudryashka

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In una recente intervista rilasciata a un quotidiano nazionale, Alice Pasquini parla della curiosità con cui la gente saluta le sue opere e ricorda solo di una volta a Madrid, quando un’anziana signora, vedendola all’opera, reagì malamente. Il diktat di base dell’artista è ovviamente rispettare i monumenti, le sue opere sono quindi sempre su spazi aperti, neutrali e interessano spesso oggetti comuni nel nostro ambiente urbano: panchine, cabine telefoniche, etc. L’artista ama utilizzare sia acrilici, che pennarelli e colori spray, i soggetti sono molto spesso donne e bambini e richiamo scene di vita comune, dai colori accesi, che non passano inosservati. E dal mondo dell’illustrazione le sue figure sembrano direttamente passare sulle superfici della città, incantate da luci, suoni, rumori mai visti prima, oppure sorpresi in momenti di familiarità, mentre si dicono qualcosa all’orecchio, mentre si baciano, mentre accarezzano il gatto. Si percepiscono le diverse tendenze artistiche che sottendono il lavoro di AliCè, questo il suo nome d’arte e ogni opera è un tassello nella sua dimensione creativa. L’artista ha realizzato anche le illustrazioni del romanzo a fumetti “Vertigine” edito dalla Rizzoli nel 2010 e nato dalla collaborazione con Melissa Panarello. Da segnalare anche le sue collaborazioni con Il Venerdì di Repubblica e la sua attività come realizzatrice di manifesti per eventi e pubblicità.

Colle der fomento – 1994-1996

Sulla scena del rap romano ed italiano i “Colle der Fomento” sono oramai un fenomeno conosciuto a livello nazionale.

© burak çakmak - Fotolia

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Nascono a Roma nel 1994 da un incontro tra Masito e Danno, due giovani musicisti con la passione per il rap, con Ice One, pseudonimo di Sebastiano Ruocco, rapper, writer e beatmaker italiano. I tre si mettono subito all’opera e lanciano in tempi record il loro primo brano “Sopra il Colle”. Il singolo dà loro molta notorietà ed iniziano ad esibirsi sui palchi non solo romani, ma di tutta Italia, da nord a sud. In quegli anni i “Colle der fomento” si impongono come nuovo fenomeno nella scena hip hop vicino a rapper o gruppi rap già affermati come ad esempio Sangue Misto, Frankie Hi Nrg, Otr e Articolo 31. Ecco che il loro nome inizia a circolare e a diventare parte integrante del mondo dell’hip hop italiano.

I “Colle der Fomento” hanno un’attitudine tipicamente romana, inventano nuove metriche e danno molto valore al contenuto del testo. Questi tre ingredienti sembrano funzionare davvero bene. Il gruppo infatti in breve tempo riesce a farsi molti fan conquistando un grande pubblico. Il trio lancia il suo primo disco nel 1996 intitolato “Odio pieno”, che ottiene ottime recensioni e buoni dati di vendita collocandosi tra i classici del rap italiano. Con “Odio Pieno” i “Colle” hanno dato un importante contributo musicale da non sottovalutare. Ciò che colpisce è soprattutto nei testi dei brani l’estrema schiettezza e nella musica il sound grezzo, ma allo stesso tempo raffinato. Alcuni brani del disco come “Non ci sto con la testa” o “Solo Hardcore” vengono trasmesse regolarmente sulle emittenti radiofoniche nazionali.

Festival del cinema e polemiche

Il cinema non solo come settima arte, ma anche come motore per lo sviluppo dell’economia con tantissimi posti di lavoro creati e l’importanza che ricopre a livello internazionale. Ecco che di kermesse importanti, che danno lustro a registi, sceneggiatori, addetti ai lavori, opere ve ne sono di molteplici e l’Italia in questo senso non è da meno, forte di una tradizione cinematografica di altissimo livello e orientata al futuro con la voglia d’innovazione e sviluppo.

©panthermedia.net/Sebastian Kaulitzki

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Eppure sembra che gli organizzatori degli eventi alle volte non capiscano l’importanza della coesione. E così tra Roma e Torino è scoppiato una sorte di caso “cinema”, da una parte con il Torino Film Festival e dall’altra il Festival del Cinema di Roma. Le voci di possibili problemi giravano già da un po’ e di recente si sono scontrati sui più autorevoli quotidiani, da una parte Fassino, il sindaco di Roma con gli organizzatori del Festival di Roma. La kermesse romana infatti dovrebbe avvenire nelle date che vanno dal 9 al 17 dicembre, praticamente poco più di una settimana dopo quella torinese, che si svolgerà tra il 23 di novembre e il 1 dicembre. Molto dure in tal senso le reazioni del sindaco di Torino che accusa gli organizzatori romani di arroganza istituzionale, intravedendo in questa decisione solo un modo per danneggiare l’intero sistema. Non da meno sono le reazioni del direttore del Festival Gianni Amelio e la vice Emanuela Martini, che sottolineano anche come per l’evento torinese il budget sia decisamente inferiore a quello romano. Ciononostante si dichiarano pronti a mettere in piedi un festival di assoluta qualità, a conferma di un evento che da trent’anni si distingue per il suo impegno e per le proposte selezionate.

Red Stripes

© panthermedia.net/Ben Goode

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A Roma il reggae è sempre stata una realtà musicale molto importante. Tra le numerose band della Capitale da qualche anno ne spicca una in particolare, che ha dato un grande contributo alla scena musicale romana: i Red Stripes. La band nasce proprio a Roma nello storico centro sociale “Ricomincio dal Faro”, un punto di riferimento culturale e sociale del quartiere del Trullo, dove nel dicembre 2001 si incontrano alcuni ragazzi con la passione per la musica e con il sentimento comune di voler esprimere i disagi e le vicissitudini della società odierna con uno sguardo focalizzato sulle problematiche politico-sociali.

Già dopo soli tre mesi di prova il gruppo inizia a suonare dal vivo riscontrando sin da subito un notevole successo. Suonano come gruppo spalla dei 24 Grana e poi dei Radici nel Cemento, in seguito anche della Chop Chop Band e dei Al Mukawama riuscendo a farsi presto un nome nella scena reggae italiana. Iniziano infatti ben presto a suonare non solo a Roma, ma in tutta Italia passando per i palchi da nord a sud del Paese, sostenuti dal loro grande pubblico, nonché dal sempre presente centro sociale “Ricominciamo dal Faro”. 

Nel 2003 sono stato invitati dall’associazione Papillon e Prince Faster (d.j. di Radio Rock) nel carcere di Rebibbia per tenere un concerto a sostegno dei detenuti, esperienza che ha toccato in modo particolare tutti i componenti della band. Nel 2006 il gruppo raggiunge un importante traguardo vincendo l’European Reggae Contest categoria Italia. Lo stesso anno i Red Stripes aprono l’edizione del Rototom Sunsplash ad Osoppo, il più grande festival di musica reggae europeo, svoltosi in provincia di Udine dal 1994 al 2009 e dal 2010 in poi in Spagna, precisamente a Benicasim. Ancora oggi la band è molto affiatata e continua ad esibirsi con grande passione e dedizione sui palchi italiani.